Perché la natura impone
ai fili di annodarsi,
agli amici di separarsi,
agli amanti di dimenticarsi,
alle suole delle mie scarpe di limarsi,
all'ombra di ingrigire i colori,
a certe cose di gravitare e ad altre la gravità,
ad alcune di crescere ad altre di sciuparsi,
perché il criterio non è unico ma distinguibile,
perché sarà stato peccato l'amore
e divino il delitto?
Troppo c'è da capire. Rinuncio.
(7 maggio '08)
Saliscendi inclementi
nella calca delle mie sensazioni,
l'umanità a modo mio,
la femminilità che mi riesce di apparire
tutto quello per cui vivere è doveroso
o almeno irrinunciabile
Non voglio una vita di ore pagate e no
21 settembre 2007
Quando vendemmi il mio cuore
quando strappi in brandelli le mie foglie
quando estirpi me da me
quando ti difendi con pugni di parole dalle mie parole e sconquassi il kòsmos della mia difesa
io gemo, sommessa, il tuo amore.
20 settembre 2007
Città - II
Questi
bambini venuti su
incastonati nei vetri
delle finestre
sono sogni strizzati.
20 settembre 2007
Il crepitio del cielo
- delle sconfitte quotidiane
esonda l'infinito
tutte le sue possibilità
innumerevoli
in costellazioni di ventiquattr'ore
seminate in fila
come locomotive disperate.
20 settembre 2007
Mi proclamerei già poetessa se solo riuscissi a rendere sperimentabili le mie metafore e recidessi loro le radici che ammaliano l'inconscio del lettore, distraendolo dall'autentico fuoco verso cui io lo indirizzo proprio attraverso le metafore. E tuttavia neppure riesco a esprimermi senza l'ausilio di quelle ambagi retoriche.
20 aprile
acacie sui Navigli
ubriaca col mio amore, ubriaca del mio amore.
21 aprile 2007
Tripla cinquina per Pamela
passi di luna
vestono il cielo
alla mia amica
13 aprile 2007
Lì si ferma il mio sguardo e poi prosegue
Elizabeth Bishop
dalla poesia Crusoe in Inghilterra, in Geografia III
Cosa rimarrà da bruciare?
esauriti gli ultimi scampoli di pelle
scelti a metro,
distolto l'ultimo sguardo che ebbe
l'aroma dell'avvenire
indefinito
e per questo anelato
dal colore crepuscolare del bianco.
Libertà di o libertà da
- felice come il selvaggio
o selvaggiamente infelice.
25 febbraio 2007
Che cosa è più triste di un treno?
Che parte quando deve,
Che non ha che una voce,
Che non ha che una strada.
Niente è più triste di un treno.
O forse un cavallo da tiro.
E' chiuso fra due stanghe,
non può neppure guardarsi a lato.
La sua vita è camminare.
E un uomo? Non è triste un uomo?
Se vive a lungo in solitudine
Se crede che il tempo è concluso
Anche un uomo una cosa triste.
Sei felice?
- fruscii di pensieri -
sì, io la sono.
(7 febbraio 2006)
Splendore e grazia
nevica sugli arbusti e
in te trovo pace.
(7 febbraio 2006)
Luce (del vespro)
Luce del vespro,
ti dispieghi ora regale -
e dispotiva, imperiosa - sulle
creste frastagliate del mio respiro,
attesa lungo tutta una giornata -
ma ti dissiperai come il fumo dei falò
di marzo
in pochi minuti -
un'istantanea,
un abbozzo,
le parole affrettate di un poeta;
indugi, leziosa - ma sindera,
in pose flessuose
di grazie disumana,
e non ti distraggono
dalle tue cure
i pollini maturi
che volteggiano - veloci - nell'aria,
(come le foglie mporte dell'autunno - più lente);
ti fregi, nella tua opulenza sonnacchiosa,
delle ricchezze di ogni stagione -
vorrei che fossi qui, attraversa le frontiere.
Ricorda il verde e - pensalo! -
le spoglie crepuscolari dei riflessi.
23 maggio 2005
Haiku dell'irrequietezza
A testa bassa,
solo per ricordare
ragioni inquiete.
18 gennaio 2007